71) Gramsci. Sulla natura dell'intellettuale.
Secondo Gramsci le caratteristiche dell'intellettuale devono
essere ricercate non nello specifico della sua attivit, ma nella
sua posizione nel complesso dei rapporti sociali. In generale
tutti gli uomini sono intellettuali.
A. Gramsci, La formazione degli intellettuali (Q. ventinovesimo)
(pagina 379).

 Quali sono i limiti massimi dell'accezione di intellettuale?
Si pu trovare un criterio unitario per caratterizzare ugualmente
tutte le diverse e disparate attivit intellettuali e per
distinguere queste nello stesso tempo e in modo essenziale dalle
attivit degli altri raggruppamenti sociali? L'errore metodico pi
diffuso mi pare quello di aver cercato questo criterio di
distinzione nell'intrinseco delle attivit intellettuali e non
invece nell'insieme del sistema di rapporti in cui esse (e quindi
i gruppi che le impersonano) vengono a trovarsi nel complesso
generale dei rapporti sociali. E invero l'operaio o proletario,
per esempio, non  specificamente caratterizzato dal lavoro
manuale o strumentale ma da questo lavoro in determinate
condizioni e in determinati rapporti sociali (a parte la
considerazione che non esiste lavoro puramente fisico e che anche
l'espressione del Taylor di gorilla ammaestrato   una metafora
per indicare un limite in una certa direzione: in qualsiasi lavoro
fisico, anche il pi meccanico e degradato, esiste un minimo di
qualifica tecnica, cio un minimo di attivit intellettuale
creatrice). Ed  stato gi osservato che l'imprenditore, per la
sua stessa funzione, deve avere in una certa misura un certo
numero di qualifiche di carattere intellettuale, sebbene la sua
figura sociale sia determinata non da esse ma dai rapporti
generali sociali che appunto caratterizzano la posizione
dell'imprenditore nell'industria.
Tutti gli uomini sono intellettuali, si potrebbe dire perci; ma
non tutti gli uomini hanno nella societ la funzione di
intellettuali.
Quando si distingue tra intellettuali e non-intellettuali, in
realt ci si riferisce solo alla immediata funzione sociale della
categoria professionale degli intellettuali, cio si tiene conto
della direzione in cui grava il peso maggiore della attivit
specifica professionale, se nell'elaborazione intellettuale o
nello sforzo muscolare-nervoso. Ci significa che, se si pu
parlare di intellettuali, non si pu parlare di non-intellettuali,
perch non-intellettuali non esistono. Ma lo stesso rapporto tra
sforzo di elaborazione intellettuale-cerebrale e sforzo muscolare-
nervoso non  sempre uguale, quindi si hanno diversi gradi di
attivit specifica intellettuale. Non c' attivit umana da cui si
possa escludere ogni intervento intellettuale, non si pu separare
l' homo faber dall' homo sapiens. Ogni uomo, infine, all'infuori
della sua professione esplica una qualche attivit intellettuale,
 cio un filosofo, un artista, un uomo di gusto, partecipa di
una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta
morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una
concezione del mondo, cio a suscitare nuovi modi di pensare.
Il problema della creazione di un nuovo ceto intellettuale
consiste pertanto nell'elaborare criticamente l'attivit
intellettuale che in ognuno esiste in un certo grado di sviluppo,
modificando il suo rapporto con lo sforzo muscolare-nervoso verso
un nuovo equilibrio e ottenendo che lo stesso sforzo muscolare-
nervoso, in quanto elemento di attivit pratica generale, che
innova perpetuamente il mondo fisico e sociale, diventi il
fondamento di una nuova e integrale concezione del mondo. Il tipo
tradizionale e volgarizzato dell'intellettuale  dato dal
letterato, dal filosofo, dall'artista. Perci i giornalisti, che
ritengono di essere letterati, filosofi, artisti, ritengono anche
di essere i veri intellettuali. Nel mondo moderno, l'educazione
tecnica, strettamente legata al lavoro industriale anche il pi
primitivo e squalificato, deve formare la base del nuovo tipo di
intellettuale.
A. Gramsci, Gli intellettuali, Editori Riuniti, Roma, 1971, pagine
16-18.
